Perché imparare ad ascoltare può cambiarti la vita

Pensi che ascoltare sia facile e che sia la cosa più naturale del mondo?
Sei sicuro che non ti stai perdendo nulla di importante?

Ciao, mi chiamo Giorgio Luciani e con questo canale voglio aiutare gli altri ad essere felici grazie a mindfulness e meditazione.
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Ma veniamo al tema di questo video.

Uno dei più grandi regali che ho trovato nella pratica della meditazione è la capacità di saper ascoltare.
Da un certo punto di vista si potrebbe anzi dire che la pratica della meditazione altro non sia che un allenamento all’ascolto, e che la mindfulness è in fondo proprio la capacità di saper osservare.

Seduto su un cuscino, osservando il mio respiro e i miei pensieri, ho imparato che la mia attenzione e la mia coscienza sono in grado di focalizzarsi sempre e solo su un unico oggetto di attenzione.
Ho scoperto infatti che il multitasking, la capacità di fare più cose contemporaneamente, in realtà non esiste: quando faI più cose insieme, anche solo pensare e muovere un oggetto, nella pratica la tua attenzione continua a passare da una attività all’altra; magari in maniera velocissima, senza che tu te ne accorga, ma succede sempre.
La tua attenzione è sempre rivolta ad un unico oggetto per volta.

Puoi provare a fare più cose contemporaneamente -ed è quello che normalmente siamo abituati a fare- ma il risultato sarà una gran confusione.
Ti faccio qualche esempio:

  1. parli con un amico che ti racconta come sta, ma mentre parla la tua attenzione passa costantemente dall’ascolto delle sue parole ai mille pensieri che nel frattempo si generano nella tua mente. Giudizi su quello che ti sta raccontando, sulle sue azioni, sulle azioni di altre persone coinvolte nella situazione. Confronti con situazioni simili che hai vissuto o che hai sentito raccontare in passato. Deduzioni più o meno generali sulla vita e sulla realtà. Ma sopra tutto, la tua mente propone e valuta costantemente eventuali risposte che potresti dare e commenti che potresti fare: cosa potresti dire per aiutarlo, per farlo star meglio, o cosa potresti dire per giustificarti o semplicemente per dare un contributo intelligente, a seconda del contesto della discussione.
  2. vieni presentato a una persona che non conosci. Mentre questa persona ti dice il suo nome, la tua mente velocemente cerca di capire se questa persona ti piace o no e che impressione tu stia facendo a leu; o, ancora peggio, a cosa mangerai questa sera.
  3. parli con un potenziale cliente che ti descrive la sua situazione, i suoi problemi e i suoi obiettivi e nel frattempo la tua mente corre a riordinare le informazioni che stai raccogliendo, a valutarle, a cercare possibili soluzioni da proporre.

Il risultato è che perdi l’occasione per capire veramente chi hai di fronte e cosa ti sta dicendo, essendo più impegnato a giudicare e ad agire piuttosto che a capire.
Molto probabilmente in questo momento stai valutando, ad esempio, se queste parole che stai leggendo abbiano senso o no, se sei d’accordo oppure no, se valga la pena continuare ad ascoltarmi o no.
Oppure l’hai appena fatto.

Certo, potresti anche dire dire però che in fondo questo meccanismo funziona. Il mondo va avanti benissimo anche così: puoi avere comunque una conversazione piacevole con un amico o con uno sconosciuto filtrando le informazioni importanti, tralasciando dettagli insignificanti, chiedendo di ripetere concetti persi e, nel frattempo, pensando a cosa dire, a come aiutare o anche solo, per un istante, a cosa dovevo comprare al supermercato e che ti sei dimenticato.

Da quando ho deciso di ascoltare davvero, ovvero di tenere la mia attenzione focalizzata sulla persona che mi sta parlando, o quanto meno di provarci, ho fatto però delle scoperte molto interessanti:

  1. per prima cosa, pochissime persone sanno ascoltare davvero. Parlando con altre persone, o osservando persone che discutono fra loro, mi sono accorto che il balletto che vedo nella mia testa fra i miei pensieri, le parole dell’altra persona e la lista della spesa, in pratica va in scena probabilmente anche nella mente di buona parte dell’umanità. 
  2. concentrandoti sulla persona che hai di fronte e ignorando i tuoi pensieri, sei in grado di raccogliere un’infinità di informazioni in più. Quel dialogo, che normalmente sarebbe una comune e facilmente dimenticabile chiacchierata, diventa un evento unico, irripetibile e molto profondo, composto da sottili sfumature e preziosi dettagli, dalla sconfinata ricchezza dei pensieri e delle emozioni di un’altra persona che sta comunicando con te in quel momento.
    Se osservi e ascolti con attenzione, non esistono due dialoghi uguali, neanche con la stessa persona e sullo stesso argomento, e non esistono dialoghi banali. Solo prestando la massima attenzione puoi cogliere le sottili sfumature della voce, le quasi impercettibili variazioni della mimica facciale, i movimenti del corpo che, tramite la comunicazione non verbale, ti consentono di leggere le emozioni e i pensieri che stanno dietro le parole che sento.
  3. ascoltare veramente qualcuno è un profondo gesto d’amore. Significa offrire tutto te stesso, completamente, a un’altra persona. E’ un gesto di grande generosità che, magari in maniera inconscia, viene però percepito come tale anche da chi ci parla. Se ascolti davvero qualcuno, se gli dedichi completamente tutta la tua attenzione e partecipazione, ti stupirai nell’accorgerti di quanto quella persona te ne sarà poi grata.
    E’ strano, spesso pensiamo che per costruire un bel rapporto con qualcuno sia necessario dire cose intelligenti, suggerire soluzioni, partecipare attivamente; invece mi è capitato di ascoltare una persona per molte decine di minuti senza dire nulla di particolare e di scoprire poi che questa persona ricorda una bellissima chiacchierata e mi considera come un interessante interlocutore. Ovviamente, va detto, ci sono diversi tipi di ascolto in silenzio. Quello passivo, in cui semplicemente evito di aprire la bocca e lascio la mente libera di seguire o meno chi ho di fronte, e quello attivo, in cui in ogni istante concentro e focalizzo tutta la mia attenzione sull’altro, accorgendomi dei mille pensieri che la mia mente genera e decidendo di ignorarli, riportando costantemente e con pazienza la mia attenzione sull’altra persona. Esternamente, si potrebbe pensare che un silenzio valga l’altro, ma ovviamente la differenza è sostanziale sia per chi ascolta, sia per chi parla che, in un modo o nell’altro, percepisce sempre la differenze, seppur in maniera inconscia
  4. ascoltare qualcuno è il più grande aiuto che possiamo dargli. Per tantissimi anni ho pensato che quando qualcuno mi parla dei suoi problemi, il massimo aiuto che io possa offrirgli sia proporgli una soluzione, interpretazioni intelligenti, o anche solo un punto di vista diverso che lo faccia sentire meglio. Ho scoperto invece che nulla fa stare bene una persona come il sentirsi capita, accettata, ascoltata e compresa, senza alcun giudizio, senza alcun rifiuto. Il resto sono solo parole, pensieri su pensieri che non portano da nessuna parte. Un problema è la  reazione emotiva ad una situazione, ed è a livello emotivo che può essere risolto.

Ovviamente riuscire a dedicare completamente la tua attenzione a una persona che ti parla è difficilissimo e richiede tantissimo allenamento, così come riuscire a mantenere l’attenzione ferma su una sensazione come il respiro, seduti su un cuscino. La nostra mente è fatta per generare pensieri e per farceli seguire, e imparare a controllarla, piuttosto che lasciarsi controllare, è un’arte che richiede moltissimo lavoro e pratica ma, come tutte le capacità, può essere allenata e migliorata.
Per aiutarmi ad essere mindful quando ascolto un’altra persona ho preso l’abitudine di dirmi, appena l’incontro, “ichi go ichi e”, un’espressione zen giapponese molto complessa che significa, semplificando, che ogni incontro è irripetibile, che in sostanza non è possibile incontrare due volte la stessa persona, anche se la vediamo tutti i giorni. La ripetizione della frase è solo un trucco che mi aiuta a risvegliare al massimo la mia attenzione e a focalizzarla. La frase mi aiuta in pratica a creare un’abitudine e un automatismo: all’inizio richiede molto sforzo ricordarsela ogni volta ma, come tutte le cose, dopo qualche settimana diventa un’abitudine.

Fra tutte le circostanze in cui la mindfulness mi aiuta a vivere più pienamente e ad essere più felice, l’incontro con un’altra persona è sicuramente quello più bello ed emozionante. Richiede attenzione e pratica, come tutto, ma la ricompensa è infinita.

Grazie mille per avermi seguito fin qui, spero di averti dato qualche spunto interessante o averti almeno incuriosito.
Se hai dei dubbi o qualunque suggerimento per me o per chi guarderà questo video dopo di te, per favore lascia un commento che sarà sicuramente utile a tutti.
Ciao e al prossimo video!

4 commenti su “Perché imparare ad ascoltare può cambiarti la vita”

  1. Ciao Giorgio ti ringrazio per tutto quello che fai volevo solo chiederti una cosa se riesci a parlare un po’ più lentamente in questi video. I tuoi video “short “ di YouTube sono stupendi però quest’altri parli molto veloce… Sarà che mi sono abituato:)
    Grazie !
    Fabio

    1. Ciao Fabio, hai perfettamente, ragione, grazie mille del suggerimento!
      E’ che questi video sono stati i primi, e piano piano sto imparando a farli meglio.
      Quelli nuovi sono decisamente più lenti e comprensibili 🙂

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Giorgio Luciani Meditazione

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