MINIMALISMO: 9 cose che ho imparato

Ti sei mai chiesto se gli oggetti che possiedi ti servono davvero?
E come ti sentiresti se non li avessi?

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Ma veniamo al tema di questo video: il minimalismo

Magari ne hai già sentito parlare e magari ti sei già fatto un’idea.
In effetti è un tema abbastanza caldo, se ne parla sempre di più online e ci sono sempre più persone che raccontano la loro esperienza da minimalisti.
In un video precedente ti ho suggerito un modo per evitare di comprare cose che non ti servono e in un altro video ti ho raccontato la mia esperienza e dato qualche suggerimento su come fare decluttering, ma credo sia giusto a questo punto affrontare il tema generale del nostro rapporto con gli oggetti in maniera più organica e completa.
Cominciamo col dire cosa si intende per minimalismo.
Ovviamente non sto parlando del movimento artistico e architettonico degli anni sessanta, anche se in effetti i principi di base sono sempre gli stessi, per quanto declinati in ambiti completamente diversi.
Il minimalismo di cui si parla tanto oggi e di cui parlo in questo video è il movimento nato negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni come reazione al consumismo sempre diffuso e sempre più accessibile negli ultimi anni.
L’idea di base è che liberandoci di buona parte degli oggetti che possediamo possiamo vivere in maniera più libera e felice.

Ma il punto non è, come viene spesso frainteso e raccontato, liberarsi degli oggetti in sè, quanto piuttosto liberarsi dalla paura, dalla preoccupazione, dai sensi di colpa, dalla depressione, dal senso di insoddisfazione che la cultura consumistica porta con se.
Fra i rappresentanti più importanti di questo movimento, forse quelli che più hanno contribuito alla sua diffusione e forse anche quelli che l’hanno iniziato, devo citare Joshua Fields Millburn & Ryan Nicodemus, che nel 2011 hanno pubblicato il libro “minimalism: live a meaningful life“, la cui promozione è stata poi raccontata nel documentario “minimalism: a documentary about the important things” realizzato da Matt D’Avella, regista e noto youtuber americano.
Il documentario è disponibile su netflifx e ti consiglio di guardarlo, se hai tempo e il tema ti interessa.
Comunque, visto che ormai ho qualche anno di esperienza in merito voglio condividere con te nove concetti che ritengo importante considerare quando si parla di minimalismo.

  1. io non sono un minimalista: vedere il minimalismo come l’ennesima etichetta con cui definirsi o come un gruppo di persone in cui identificarsi, secondo me non ha alcun senso. Non è una religione, non è una squadra di calcio, non è un trend social cui adeguarsi o partecipare. Questo perché definendolo in questo modo ne riduci il valore e lo svuoti del suo effettivo significato. Invece di essere una riflessione di consapevolezza su te stesso, sulla tua interazione con gli altri e con la società, diventa semplicemente un’altra maschera da aggiungere al personaggio con cui ti identifichi.
  2. non è una gara o una sfida, fatta di case e armadi vuoti: online proliferano le sfide di persone che decidono di vivere solo con una valigia e un materasso per terra, o di indossare colo 5 capi di abbigliamento per un anno e così via. Certo, si può vivere benissimo solo con una valigia o un materasso o con pochi vestiti, ma non è quello l’obiettivo. L’obiettivo è capire perché desideri comprare sempre nuovi vestiti o armadi, osservare l’impatto che questa cosa ha sulla tua vita e sulla tua felicità, e poi decidere di conseguenza. Secondo me se decidi di “diventare minimalista” e quindi ti liberi degli oggetti che possiedi, hai perso di vista il senso del minimalismo, che non è privazione, ma piuttosto libertà: se quando ti liberi di un oggetto senti che ti stai privando di qualcosa, hai intrapreso una strada sbagliata, che invece di portarti serenità e felicità ti porterà ansia e ancora più desiderio di possesso.
  3. il minimalismo non è la soluzione a tutto, né la chiave della felicità. Vederlo come la soluzione per ogni sofferenza è un errore. Di per sè, non ti farà mangiare sano, non ti farà perdere una cattiva abitudine, non ti farà trovare la pace dei sensi. Il minimalismo per me ha senso come parte, anche importante, di un percorso di consapevolezza e felicità a 360 gradi.
  4. non ci sono regole stringenti e non c’è troppo da pensare. Il punto non è se puoi tenere o no i libri cui sei affezionato, se puoi avere due, cinque o dieci paia di scarpe. Come ho detto, avere un approccio minimalista per me è conseguenza naturale del capire perché compriamo quello che compriamo, cosa questo comporta, e che impatto ha sulla nostra vita. Il resto viene da sè.
  5. un approccio minimalista ti porta sopra tutto libertà. Libertà di concentrarti sulle cose che davvero ti fanno stare bene, libertà dalla necessità di acquistare compulsivamente oggetti che pensi che ti renderanno felice ma di cui ti stuferai presto, libertà economica, perchè ti accorgerai che spendi buona parte dei tuoi soldi in cose di cui non hai davvero bisogno.
  6. un approccio minimalista ti fa risparmiare tantissimo tempo: avrai notato ad esempio che nei miei video ho praticamente sempre la stessa polo . Il motivo non è che non mi lavo, ma che ho ridotto il mio guardaroba a sette polo bianche, identiche, un paio di magliette e una decina di camicie bianche. Questo vuol dire che non investo tempo ad acquistare vestiti, che non perdo tempo a decidere quali mettere e ad abbinarli, che non perdo tempo a fare il cambio di stagione, che non devo lavorare di più per comprarne altri.
  7. L’impatto che le tue scelte di acquisto hanno sul mondo va ben oltre il tuo benessere. Per ogni prodotto che compri, c’è qualcuno che l’ha prodotto e ci sono risorse che sono state impiegate. Indipendentemente dal fatto che tu lo paghi, qualcuno da qualche parte potrebbe pagarne un costo comunque. Forse le persone che fisicamente l’hanno prodotto: ad esempio se è molto economico, vuol dire che qualcuno da qualche parte sta pagando per te, lavorando in condizioni di sfruttamento. Quasi sicuramente lo sta pagando l’ambiente: probabilmente non ci hai mai pensato, ma ogni volta che cambi il cellulare acquisti un oggetto la cui produzione ha un impatto negativo molto forte su tutto il pianeta, in termini di risorse e materiali necessari per produrlo, in termini di inquinamento e di smaltimento. E chi paga è il pianeta, cioè tu, ma ancora di più i nostri figli e i nostri nipoti
  8. Normalmente non compri un oggetto perchè ti serve, ma per come pensi ti farà stare, o ancora più precisamente per l’immagine della persona che pensi che sarai e apparirai possedendo quell’oggetto. Tornando all’esempio del cellulare, ormai più o meno qualunque smartphone degli ultimi anni fa le stesse cose del top di gamma appena uscito, eppure quando esce un nuovo modello ci sono le file fuori dai negozi. Quel nuovo modello non farà nulla di più di quello precedente, e infatti nessuno lo compra per avere una funzione in più, ma per essere la persona con l’ultimo modello. Lo stesso vale per una automobile: un’auto da duecentomilaeuro fa esattamente le stesse cose di un’auto di dieci anni che ne costa cinquemila. Lo stesso vale per i vestiti e il 90% delle cose che ti possono venire in mente. Il punto però secondo me non è che comprare un cellulare, o un’auto o un vestito, sia sbagliato, quanto piuttosto prendere piena consapevolezza del motivo per cui la compri, di quanto in effetti potrà impattare sulla tua felicità, di come la tua mente risponde agli stimoli della pubblicità e della società che ti dice che devi comprarlo. Riconoscere questo meccanismo mentale vuol dire liberarsene e magari evitare di comprare oggetti che dopo poco tempo smetterai di usare. Ad esempio, se hai acquistato una automobile o un nuovo cellulare, ti sei mai chiesto quante ore al giorno devi lavorare solo per avere un modello più nuovo o più bello rispetto ad un altro che fa esattamente le stesse cose? E hai mai osservato che poco dopo aver acquistato qualche cosa, quella cosa inizia a essere scontata e inizi a desiderare qualcos’altro, perché in fondo non è cambiato nulla e sei sempre la stessa persona?
  9. la paura di rinunciare agli oggetti e di lasciarli andare ha più a che fare con la paura di morire che con il rischio di averne bisogno. Immagina che un incendio distrugga tutti gli oggetti che hai a casa. Sarebbe terribile, ovviamente, e ti auguro con tutto il cuore che non accada. Ma la riflessione che ti invito a fare è: quali oggetti dovresti davvero ricomprare per vivere? Probabilmente pochi, giusto? Eppure probabilmente provi dolore nell’idea di separarti da tutto quello che hai, no? Magari razionalmente la tua mente ti dice che questi oggetti sono la tua sicurezza, che anche se non li usi potrebbero sempre servirti, e comunque sono parte di te e del tuo passato. Ecco, questo è il punto: perché ti senti legato agli oggetti che possiedi? Secondo me perché ci identifichiamo con essi, perché in fondo pensi che se non li avessi più, tu non saresti più tu, non avresti più il tuo passato, la persona in cui ti identifichi in un certo senso morirebbe. In qualche modo quello che possiedi ti definisce e quindi ti possiede. Per questo, come dicevo, un approccio minimalista è solo conseguenza di una trasformazione molto più profonda, che a che fare con la definizione che dai di te stesso.

Come al solito, grazie mille per avermi seguito fin qui, spero di averti dato qualche spunto interessante o averti almeno incuriosito sul tema del minimalismo.
Se hai dei dubbi o qualunque suggerimento per me o per chi guarderà questo video dopo di te, per favore lascia un commento che sarà sicuramente utile a tutti.
Ciao e al prossimo video!

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