Perché il Decluttering
In un video precedente ti ho suggerito un trucco per sfuggire al richiamo irresistibile di comprare compulsivamente l’ennesimo paio di scarpe, un nuovo fantastico cellulare, un altro libro che promette di renderci felici.
Se è vero che evitare di acquistare è un’ottima soluzione alla crescente necessità di spazio per cui ci troviamo a stipare i sudatissimi metri quadri delle nostre case, è anche vero che rappresenta solo una mezza soluzione.
E’ infatti probabile che nei nostri armadi siano già accumulati strati di oggetti e vestiti risalenti alle diverse ere geologiche delle nostre vite: quell’inguardabile felpa fucsia che tanto ci piaceva all’università, la camicia di flanella che un paio di decenni prima di qualunque moda hipster avevamo comprato per suonare nella band del liceo sentendoci tanto Kurt Cobain, il quadretto dipinto a mano dalla nostra prima fidanzatina delle medie e i libri di storia del liceo perché possono sempre servire.
Al di là degli aspetti logistici che possono anche essere poco importanti se abbiamo a disposizione grandi spazi e grandi cantine, l’accumulo di oggetti porta però anche altre conseguenze negative:
- tutto ciò che possediamo in qualche modo ci possiede: è un meccanismo molto sottile di cui mi sono accorto nel momento in cui ho cercato appunto di liberarmi di oggetti del passato; non è facile sbarazzarsi di qualcosa e la scelta spesso porta con sè ansie, paure del futuro (e se mi servisse?), paure del presente (se non mi resta più nulla del mio passato, cosa resta di me e di quello che sono?); in pratica più oggetti abbiamo e più ne possiamo perdere e in ogni oggetto che possediamo troviamo una (falsa) definizione di noi stessi.
- avere mille oggetti ci impedisce di apprezzare quelli che davvero ci piacciono: nella confusione e nella quantità si confondono e perdono significato anche quei pochi oggetti che ci trasmettono sensazioni positive, che ci piacciono davvero e che utilizziamo volentieri
Cos’è il decluttering
Decluttering letteralmente significa liberarsi del disordine ed è una pratica per cui sono stati scritti decine di libri e di cui si parla sempre più a proposito di minimalismo e mindfulness.
Pietra miliare di questo filone è sicuramente il magico potere del riordino (the life-changing magic of tidying up), in cui la giapponese Marie Kondo propone un metodo molto strutturato per svuotare la casa da ciò che non ci serve e vivere più felici.
Nel tempo sono stati proposti diversi approcci e non andrò nel dettaglio delle metodologie, anche perché nel mio caso ho semplificato tutto a poche semplici regole.
Per chi volesse approfondire consiglio la lettura del libro e di altri interessanti post su altri blog che ne parlano:
- Decluttering: come liberarsi del superfluo per vivere meglio su Greenme
- Decluttering: tutto quello che c’è da sapere per liberare gli spazi in casa su Nonsprecare.it
- Decluttering: la mia esperienza – #pensapulito su machedavvero.it
- Eliminare il superfluo (declutteering). 10 consigli per svuotare la casa (e i vostri armadi) su margherita.net
- Decluttering: che cos’è, come eliminare il superfluo su tuttogreen.it
- www.declutteringefficace.com
Quali sono i vantaggi del decluttering
I vantaggi del decluttering sono tanti e possono incidere significativamente sulla qualità della vita, ma sono più pratici che teorici e credo si possano comprendere davvero solo provandoli direttamente:
- godiamo molto di più di quello che abbiamo: se teniamo qualcosa è perché effettivamente la usiamo e ci piace usarla, e avendo poche cose ogni cosa avrà l’attenzione che merita
- ci sentiamo infinitamente più liberi e più focalizzati su noi stessi e sulle cose importanti; nel momento in cui non possiedo più qualcosa, non ha più senso preoccuparmene e quell’oggetto esce dalla mia mente. Diminuiscono l’ansia e la paura del futuro
- si risparmia tantissimo tempo altrimenti perso a cercare quello che ci serve, a riordinare, a pulire
Come procedere
Come detto la metodologia può essere molto articolata, ma nel mio caso ho semplificato tutto a poche semplici regole:
- uno spazio alla volta: non è necessario svuotare casa in due giorni (anche perché potrebbe essere impossibile) e il metodo per me più semplice è quello di cominciare con una stanza alla volta e, all’interno di essa, con uno spazio per volta (ad esempio un armadio)
- per ogni oggetto che entra in casa ne deve uscire un altro: questa regola ovviamente vale durante la fase di decluttering ma è ancora più importante dopo; visto che ad oggi vivo bene e non mi serve niente vuol dire che possiedo abbastanza oggetti, per cui per ogni cosa che decido di comprare devo anche scegliere qualcosa di cui liberarmi. Banalmente, se voglio comprare una nuova maglietta devo sceglierne una che già possiedo di cui sbarazzarmi
- la scelta di tenere qualcosa o liberarmene è sicuramente il momento più critico, e porta con se ansie e paure, come detto. Per liberarsi della carica emotiva della scelta è sufficiente fare molta attenzione alla domanda che ci si pone. Se mi chiedo se questo oggetto potrà servirmi, automaticamente la mia mente valuterà i rischi della perdita e la risposta sarà sicuramente certo che si. Sarà quindi doloroso liberarmene, perché tenere un oggetto non comporta apparentemente rischi, liberarmene si. Analogamente se mi chiedo se un oggetto mi piace o se ci sono affezionato, la risposta della mia mente sarà quasi sempre certamente si e ancora una volta troverò mille possibili motivi per tenerlo e proverò paura a liberarmene. La domanda che mi faccio è quindi un’altra: Nell’ultimo anno ho usato questo oggetto? Si tratta di una domanda oggettiva che mi libera dal peso di qualunque decisione: ho utilizzato un oggetto oppure no, non ci sono interpretazioni o scelte da fare. Se l’ho utilizzato lo tengo, altrimenti me ne libero.
- il peccato non è liberarsi di qualcosa che può essere utile ad altri, ma tenerlo chiuso in un cassetto: mi sono accorto che gli oggetti da cui è stato più difficile separarmi sono quelli che mi sono stati regalati o per cui ho fatto sacrifici per l’acquisto. Buttare via qualcosa che potrei ancora utilizzare e che magari è costato fatica e impegno a persone che mi vogliono bene mi fa sentire irrispettoso e ingrato. La verità è che il termine buttare non è corretto e ricordarmene può fare un’enorme differenza: regalare ciò che non uso più a chi ne ha davvero bisogno è l’unico modo per rendere onore a qualunque sacrificio sia stato fatto da me o da altri per produrlo o acquistarlo.
Inoltre mi sento di aggiungere un paio di note a margine, direttamente dalla mia recente esperienza:
- traslocare è un’occasione unica e imperdibile per il decluttering: scegliere se tenere o meno ogni singolo oggetto in fase di trasloco allunga un po’ i tempi all’inizio ma in realtà ce ne fa risparmiare un sacco (evitando di trasportare oggetti inutili e di trovarne una collocazione nella nuova casa)
- traslocare da una casa più grande a una molto più piccola può sembrare una piccola sventura, ma in realtà è una fantastica occasione che ci obbliga a superare più facilmente le resistenze della nostra mente
- separarsi da oggetti che sono sempre stati parte della nostra vita fa comunque male, ma è esattamente come una puntura: è molto più grande la paura del dolore che potrei provare rispetto a quello che poi provo davvero, e dieci minuti dopo me ne sono già dimenticato
- nel dubbio se tenere o buttare, meglio buttare. Oggi tutto si ritrova e si ricompra se serve, e comunque se temo mi pentirò di aver buttato qualcosa posso stare tranquillo che non succederà. A un anno dal mio primo decluttering non mi è successo una sola volta di aver bisogno di qualcosa che ho buttato e anzi mi sono accorto di essere pronto per un secondo round in cui liberarmi di un sacco di cose di cui avevo sopravvalutato l’utilità.
