Sei spesso indeciso, ogni scelta per te è una sofferenza, devi prendere una importante decisione e non ci riesci?
Ciao, mi chiamo Giorgio Luciani e con questo canale voglio aiutare gli altri ad essere felici grazie a mindfulness e meditazione.
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Ma veniamo al tema di questo video: trovi faticoso prendere una decisione, non riesci a farlo o non riesci a perdonarti una decisione passata?
Non preoccuparti, è normalissimo ed è legato alla natura umana.
Perchè?
Quando dobbiamo prendere una decisione, la nostra mente funziona più meno così: esamina tutti i possibili scenari futuri e cerca di valutare quello per noi migliore per farci agire di conseguenza.
Tutta questa analisi nella pratica è molto faticosa, perché richiede di valutare un insieme potenzialmente infinito di variabili.
Anche per quanto riguarda l’analisi di scelte passate, la mente normalmente opera allo stesso modo, analizzando tutti i possibili scenari ipotetici legati alle scelte passate potenzialmente diverse: se avessi fatto questo o quell’altro, adesso la realtà sarebbe questa o quest’altra.
La verità è questi scenari futuri, così come un passato alternativo, semplicemente non esistono, se non nella nostra testa.
E la verità è che in realtà qualunque scelta facciamo è la migliore, ovviamente sulla base del livello di conoscenza e consapevolezza del momento in cui facciamo la scelta.
Perchè allora scegliere ci costa tanta fatica e così spesso non ci perdoniamo le scelte fatte?
Perchè spesso la paura della scelta nasconde una paura molto profonda.
Se ad esempio ti trovi di fronte a una scelta molto difficile, oppure continui a rinfacciarti una scelta passata, prova a farti questa domanda.
Come mi sentirei se la scelta fosse stata fatta da qualcun altro o se fosse stata obbligata? Cioè in pratica se non fosse stata una scelta e se la scelta fatta o da fare fosse l’unica possibile?
Se la risposta è: non cambierebbe nulla, mi sentirei uguale, allora sei effettivamente preoccupato del risultato della scelta, è proprio quello il motivo per cui sei cosi preoccupato o per cui ti tormenti.
Se invece la risposta è diversa, se senti che ti sentiresti molto meglio, allora il problema non è la scelta in sé, ma piuttosto il senso di responsabilità della scelta, ovvero qualcosa di molto più profondo che riguarda il rispetto e l’amore che hai per te stesso.
Forse pensi che il tuo valore come essere umano dipenda dalle scelte che fai o che hai fatto, pensi di doverti meritare ogni giorno rispetto e amore per te stesso.
Se questo è il caso, il mio suggerimento è di prenderne coscienza e focalizzarti più su questo aspetto che sulla specifica scelta, ma non non penso abbia senso andare più nel dettaglio in questo video.
Se invece pensi che se anche la scelta fosse, o fosse stata obbligata, la vivresti con la stessa ansia, o con lo stesso rimpianto, ha senso secondo me fermarti un attimo a riflettere su come la nostra mente valuti l’impatto sulla nostra vita dei possibili scenari legati a una scelta.
Nella psicologia positiva, ovvero il ramo abbastanza recente della psicologia che si occupa dello studio del benessere personale, questa valutazione che la mente fa dell’impatto sul nostro benessere futuro di un determinato evento, è chiamato “affective forecasting” o “previsione affettiva”, e tanti studi sono stati fatti negli ultimi 25 anni per capire meglio come funziona il nostro cervello quando cerca di capire, in pratica, come una determinata scelta impatterà sulla nostra felicità futura.
I due ricercatori americani che più hanno lavorato in questo campo sono Timothy Wilson e Daniel Gilbert, e a loro dobbiamo molte scoperte interessanti.
Secondo loro, ogni previsione emotiva è composta da quattro componenti:
- la valenza, cioè se l’emozione sarà positiva o negativa
- la specifica emozione (ad esempio, senso di colpa, eccitazione, etc)
- l’intensità dell’emozione
- la durata dell’emozione
Perché tutto questo ci interessa?
Perché dagli studi effettuati emerge che non siamo poi così bravi a prevedere l’impatto che le nostre scelte avranno sulla nostra vita e sulla nostra felicità ed è molto importante saperlo quando sei molto preoccupato per una decisione che devi prendere, o quando provi molto rimpianto per una decisione presa.
Ma quali sono quindi le principali cause di errore che ci portano a sbagliare le nostre valutazioni?
- l’interpretazione: banalmente ci immaginiamo una cosa e succede tutt’altro. Ad esempio ci immaginiamo che faremo una bellissima vacanza in spiaggia, ma poi diluvia o ci viene la febbre. In questo caso l’errore coinvolge tutte quattro le componenti della previsione emotiva
- l’effetto inquadratura: è un bias cognitivo molto comune in cui ci focalizziamo solo su una piccola parte di un evento, come facciamo quando scattiamo una fotografia, appunto, ignorando completamente tutto quello che ci sta attorno, che però nella realtà magari avrà un impatto molto forte sull’esperienza. Ad esempio ci immaginiamo una bellissima vacanza in spiaggia, che faremo effettivamente, ma non immaginiamo che sarà pieno di zanzare e avremo vicini di ombrellone insopportabili che ci renderanno la vacanza uno stress. In questo caso l’errore è il così detto “bias dell’impatto”, per cui in pratica sbagliamo a valutare l’impatto in termini di intensità e durata dell’emozione
- poor recall, che potremmo tradurre come “errori di memoria”: pensiamo alla vacanza al mare dell’anno scorso, che ci ricordiamo come bellissima, e pensiamo che la prossima sarà ugualmente bella, dimenticandoci che l’anno scorso in realtà ha piovuto tre giorni su quattro e che ci hanno perso i bagagli in aereoporto. In questo caso sbagliamo a identificare sia la specifica emozione, che la durata e l’intensità
- Teorie idiosincratiche: ci basiamo su assunzioni che derivano dal pensiero comune o da esperienze passate. Ad esempio siamo tutti normalmente portati a pensare che vincere la lotteria ci renderà felici, quando invece alcuni studi ci dicono che non è poi così vero. In questo caso sbagliamo a identificare le specifiche emozioni, la durata e l’intensità.
- influenze contingenti nel momento in cui faccio una previsione: se in questo momento ho un gran mal di pancia, è probabile che sarò portato a vedere negativamente tutte le ipotesi future. In questo caso sbagliamo a valutare la valenza, l’intensità e la durata
- gli effetti dell’aspettativa: per un anno pensiamo che la vacanza al mare che faremo sarà fantastica e incredibile e resteremo quindi molto delusi anche se la vacanza sarà semplicemente una bella vacanza. In questo caso sbagliamo a valutare la valenza dell’emozione.
- gap di empatia intrapersonale: un bias cognitivo per cui non teniamo in considerazione le emozioni che proveremo effettivamente al verificarsi di un evento. Ad esempio ci dimentichiamo del fatto che siamo terrorizzati dal prendere un aereo e che passeremo la prima settimana di vacanze al mare sconvolti dall’evento. In questo caso sbagliamo a valutare l’intensità dell’emozione.
- l’illusione della focalizzazione: ci focalizziamo troppo su uno specifico evento, sovrastimandone l’impatto e sottostimando l’impatto di altri eventi paralleli. Ad esempio penso che vincere la lotteria mi renderà felicissimo, ignorando il fatto che allo stesso tempo potrei avere problemi di salute. In questo caso l’errore è di nuovo il bias dell’impatto, in cui sbagliamo a valutare intensità e durata.
- adattamento: tendiamo a dimenticare che la nostra mente è portata naturalmente a riportarsi automaticamente dopo un po’ di tempo a un setpoint di felicità, indipendente dagli eventi. Per cui magari pensiamo che se compreremo una specifica auto saremo felicissimi, ma dopo due mesi che ce l’abbiamo in realtà normalmente torniamo allo stato di felicità precedente all’acquisto (e magari torniamo a desiderare di cambiare auto). Anche in questo caso sbagliamo a valutare l’impatto, in termini di intensità e durata.
Ma quindi, cosa ci dice tutto questo e come possiamo vivere più serenamente le scelte che facciamo e accettare senza rimpianti quelle fatte in passato?
Prima di tutto ci dice che per quanto ci sforziamo, la nostra capacità di prevedere gli impatti futuri delle nostre scelte è comunque molto limitata, per cui ha senso cercare di fare la scelta migliore, ma pensare di avere il potere di avere in mano la nostra felicità futura è una illusione.
Vivere nel momento presente, nel qui ed ora, è per me il modo migliore per affrontare il futuro e per accettare il passato.
Spesso infatti pensiamo che ci siano diversi futuri, uno per ogni possibile scelta. Che uno di essi sia meglio degli altri e che, al momento della scelta, dobbiamo indovinare quello giusto.
Allo stesso modo, quando analizziamo scelte passate, pensiamo alle possibilità realtà alternative attuali che ne sarebbero derivate.
Ma tutto questo in realtà non esiste, se non nella nostra mente.
Il presente attuale, il qui ed ora, è l’unica cosa che esiste.
Allo stesso modo, ci dimentichiamo che in realtà ogni volta che facciamo una scelta, facciamo la scelta migliore sulla base della nostra esperienza e delle nostre conoscenze attuali.
Dire “ho sbagliato a scegliere” in realtà non ha alcun senso.
La scelta che facciamo ora e che abbiamo fatto in passato è semplicemente la conseguenza delle nostre esperienze pregresse e delle informazioni a nostra disposizione in quel momento.
Per cui è importante imparare a perdonare e a perdonarsi, ricordandoci che facciamo e abbiamo sempre fatto il meglio possibile, relativamente alle nostre capacità che sono necessariamente limitate, in quanto esseri umani.
E poi ricordarci che spesso ci sono tantissime scelte che possiamo fare in questo momento piuttosto che focalizzare la nostra mente su quelle del passato e che in fondo anche il passato si passato si può cambiare, essendo parte di noi stessi, della nostra mente, nel presente, nel qui ed ora.
Prima di concludere, vorrei condividere con te una breve storia della tradizione buddista, che riassume secondo me meglio di come posso fare io i concetti che abbiamo appena visto.
Nell’antica India viveva un re amante della caccia, che un giorno andò a caccia con il suo dottore.
Durante la caccia, il re fu punto da una strana pianta sul dito medio.
Il dito diventò gonfio e dolente e il dottore applicò un unguento speciale sulla ferita e bendò il dito del re.
Il re poi chiese: “meno male che ero con te dottore” e il dottore rispose: “mah, bene o male, chi lo sa?”
Passarono alcuni giorni e il dito del re peggiorò. Convocò il dottore e gli chiese se sarebbe andato tutto bene, e il dottore rispose: “mah, bene o male chi lo sa?”
Tre giorni dopo, il dito del re era gravemente infettato e fu necessario amputarlo dalla mano. Il re era furioso e ordinò che il dottore fosse imprigionato e impiccato entro un mese.
Nel frattempo, dopo una settimana di convalescenza, il re tornò a cacciare, ma questa volta fu più sfortunato.
Fu catturato da una tribù di cannibali.
Prima che la tribù potesse bruciarlo come sacrificio umano, il sacerdote notò che aveva solo 9 dita. Era convinzione della tribù che solo una persona con un corpo pieno e perfetto potesse essere usata come sacrificio. Così rilasciarono il re.
Tornato a casa, il re ordinò immediatamente la liberazione del dottore. Il dottore fu chiamato dal re. Il re disse: “dottore, a causa tua, ho perso il mio dito, ma a sua volta mi ha salvato la vita. Mi spiace tantissimo di averti fatto mettere in prigione, è stato davvero un gran male “.
E il dottore a questo punto rispose: “mah, bene o male, chi lo sa. Grande Re, se non mi avessi messo in prigione sarei venuto a caccia con te, sarei stato catturato dalla tribù e usato come sacrificio umano, visto che le dita io ce le ho tutte. Grazie…mi hai salvato la vita!”
Grazie per avermi seguito fin qui, e se questo video in qualche modo ti ha fatto riflettere e ti ha aiutato a prendere una decisione, o ti ha dato uno spunto interessante per vedere in maniera diversa le tue scelte sbagliate, raccontacelo nei commenti, sarà sicuramente molto utile per me e per tutti quelli che guarderanno questo video dopo di te.
A presto!
Se vuoi approfondire, qui trovi un interessantissimo articolo sull’affective forecasting
