Ti senti insoddisfatto? Ti sei mai chiesto perché?
Un nuovo telefono, un vestito più bello, le scarpe nuove, un progetto da finire, una gara da vincere, una casa più grande, un lavoro migliore, un compagno migliore, un biglietto della lotteria milionario, un viaggio da fare…
Abbiamo sempre un buon motivo per essere insoddisfatti e volere di più e c’è sempre, da qualche parte nella nostra mente, un pensiero costante: “Se solo”.
Sarei felice e soddisfatto, se solo risolvessi questo problema, se solo trovassi un altro lavoro, se solo questo blog avesse successo…
La verità è che ogni volta che raggiungi quello che vuoi, dopo un breve momento di soddisfazione, la stessa frase ritorna a girare nel cervello. E vorresti un lavoro ancora migliore, un telefono ancora più bello, un viaggio ancora più interessante.
D’altra parte è proprio questa insoddisfazione il motore della nostra civiltà, della nostra economia, ma più in generale è il motivo stesso per cui siamo vivi.
Senza insoddisfazione non ci sarebbe tensione al miglioramento, non esisterebbero l’arte, la tecnologia, la medicina, l’economia. Io penso anzi che non esisterebbe proprio la vita.
La fame, la paura, il desiderio sessuale e tutti gli istinti e le pulsioni che sono fondamentali al mantenimento della vita non sono altro che forme diverse di insoddisfazione con cui ciascuno di noi è spinto alla sopravvivenza.
Tutte queste pulsioni sono scritte nel nostro patrimonio genetico e sono semplicemente il risultato di millenni di evoluzion.
Immagina due fratelli di qualche decina di migliaia di anni fa. Uno dei due ha sempre molta fame, l’altro per niente. In caso di carestia ovviamente sarà quello con più fame ad avere maggiori probabilità di sopravvivenza, semplicemente perché avrà investito molta più energia nella ricerca del cibo. Di conseguenza, i suoi figli e i suoi discendenti erediteranno, anche solo in piccola parte, questa sua particolarità e tenderanno tutti ad essere leggermente più affamati delle generazioni precedenti.
A questo punto però magari stai pensando: ma che c’entra tutto questo con la mia insoddisfazione?
Come ho detto in un altro video, stando agli antropologi, dal punto di vista evolutivo e genetico l’uomo è rimasto sostanzialmente lo stesso negli ultimi diecimila anni.
In pratica, se prendessimo un neonato di diecimila anni fa e lo facessimo crescere oggi, non noteremmo alcuna differenza con un bambino nato oggi.
Vale ovviamente anche il contrario, cioè se un bambino di oggi fosse trasportato indietro nel tempo di diecimila anni, se la caverebbe più o meno come un nostro antenato.
Questo vuol dire che le nostre pulsioni e quindi le nostre insoddisfazioni sono le stesse, in sostanza, di un uomo delle caverne.
La cosa divertente è che partendo da questa riflessione possiamo spiegarci più o meno qualunque comportamento umano: dalla fame, appunto, alla curiosità, all’odio, al razzismo, all’amore.
La specie umana deve la propria sopravvivenza allo sviluppo dell’intelligenza, alla creazione e al miglioramento di strumenti, oltre ovviamente ai bisogni fondamentali propri di qualunque animale come la fame, la sete, il desiderio sessuale.
Per cui siamo in pratica programmati per desiderare del cibo, per cercare l’accettazione e la protezione del gruppo, per aggredire individui che riteniamo appartenere a un altro gruppo, ma anche per cercare di accumulare oggetti, di avere strumenti sempre migliori, di acquisire potere all’interno del nostro gruppo.
Nella sostanza, come tutti gli essere viventi siamo guidati dal nostro patrimonio genetico, siamo in qualche modo delle marionette i cui fili vengono tirati da millenni di evoluzione.
Quindi se sei insoddisfatto non è per le condizioni in cui ti trovi, ma perché sei geneticamente fatto per essere insoddisfatto.
Perché val la pena allora interrogarti sulla tua insoddisfazione se questa è proprio lo strumento fondamentale grazie al quale sei vivo e grazie alla quale sei in grado di migliorare il mondo ogni giorno?
Semplicemente perché negli ultimi diecimila anni le nostre condizioni di vita sono cambiate profondamente.
Se anche tu hai la fortuna di essere nato nella parte del mondo in cui non si muore più di fame, in cui quasi tutti hanno una casa in cui vivere, i tuoi bisogni sono sostanzialmente già soddisfatti e la tua insoddisfazione è uno strumento spesso inutile, che ti impedisce anzi di godere delle fortune che hai e della profonda infinita bellezza dell’essere, semplicemente, vivo.
Quante volte la sera vai a dormire felice e soddisfatto perché hai mangiato, perché stai respirando, perché hai una casa in cui poter andare a dormire e quante volte invece ti rigiri nel letto pensando a tutto quello che ti manca?
Tra l’altro la cosa peggiore è che spesso è proprio la nostra insoddisfazione a rovinarci la vita.
Se la fame e il desiderio di cibo grasso, dolce e ipercalorico erano fondamentali alla sopravvivenza per un uomo delle caverne che lottava ogni giorno per la vita, oggi è la causa dell’obesità che uccide nel mondo ogni anno milioni di persone.
Eppure continuiamo a mangiare dolci e cibi grassi, spesso in quantità in eccesso, anche se non ne abbiamo bisogno.
E il desiderio di un arco migliore o di un utensile più evoluto oggi si manifesta come il desiderio per un cellulare più nuovo, per un’auto più bella. Solo che non ne abbiamo in realtà bisogno. Non riusciamo a non pensare che quando li avremo ottenuti saremo più felici, proprio perché è il nostro patrimonio genetico che ci costringe a farlo.
Ma ovviamente è pura illusione.
Per questa illusione però siamo disposti a lavorare più di dieci ore al giorno: per poterci comprare un’auto più bella, per un cellulare più nuovo, per un viaggio più emozionante.
Se ti riconosci in questi meccanismi mentali, se ti senti insoddisfatto e pensi che questa cosa non ti stia aiutando ad essere felice, che cosa puoi cambiare?
Ho detto prima che l’insoddisfazione è necessaria alla vita, e quindi non è ovviamente in sè sbagliata.
Però non sei costretto a esserne schiavo e puoi scegliere, in ogni momento, se subirla o invece se accettarla e superarla.
Significa essere mindful, o più semplicemente presente, quando la senti crescere dentro di te.
Ovviamente liberarsi da un meccanismo così profondamente radicato in noi stessi è tutt’altro che banale e richiede tanta pratica e tanta pazienza.
Ma si può migliorare ed è una scelta che puoi fare in ogni istante.
Ci sono mille modi probabilmente per farlo, ma questo è quello che per me funziona meglio:
- per prima cosa, è fondamentale cercare di abituarti ad essere presente alle sensazioni del tuo corpo in ogni istante, e a rimanere focalizzato su di esse invece di seguire i pensieri che la mente ti propone. Questo perché ho scoperto (ed è forse stata una delle scoperte più grandi della mia vita, che ho avuto la fortuna di fare durante un ritiro intensivo di meditazione vipassana) che il pensiero in realtà è la conseguenza di una sensazione. In pratica, tutte le analisi che puoi fare sull’utilità di un’auto nuova o di un nuovo cellulare sono semplicemente pensieri conseguenza dell’insoddisfazione che si manifesta in una precisa sensazione fisica. Accorgerti subito della sensazione significa non ritrovarti immerso automaticamente proprio in quei pensieri che altro non faranno che convincerti che si, hai veramente tanto bisogno di quell’oggetto o di quel lavoro o di quel viaggio
- è fondamentale rompere l’abitudine alla reazione immediata, semplicemente sostituendola con un’altra abitudine che ti impedisca di reagire alla sensazione fisica, banalmente costringendoti a far passare del tempo fra l’istinto e l’azione, in modo da poter valutare il desiderio con calma e in una situazione emotiva differente.
3 infine, per capire perché voglio qualcosa, di solito provo a girare la domanda, a cambiare punto di vista, cercando ad esempio di capire se desidero un miglioramento che ho già avuto in passato e se quel miglioramento mi abbia effettivamente reso più felice
Facciamo un esempio pratico, di quando mi accorgo che desidero acquistare un qualunque oggetto:
Sono sempre stato un grande fan dell’ecommerce con cui ormai compro praticamente qualunque cosa mi serva.
Sono stato fra i primi ad aderire all’acquisto con un click di Amazon, ad esempio (se non sai cosa sia, si tratta di uno strumento che ti consente di confermare e pagare un articolo semplicemente con un singolo click dalla pagina del prodotto, per vedertelo recapitare a casa il giorno dopo).
Prestando attenzione, mi sono però reso conto che buona parte dei miei acquisti avveniva su base compulsiva, specialmente per quanto riguarda i libri digitali (in pratica credo di avere qualche decina di libri acquistati che non ho mai avuto il tempo di leggere).
- Ho quindi deciso di cambiare il processo di acquisto: ogni volta che voglio comprare qualcosa, invece di acquistarlo lo metto in una lista di oggeti che vorrei acquistare e lì lo lascio per almeno qualche giorno.
Ogni tanto rivedo la lista, cercando di farlo quando mi accorgo di stare bene, di non aver fame, di essere rilassato, e valuto se acquistare il prodotto o meno - nel dubbio, rigiro la domanda: ad esempio nel caso di un cellulare nuovo (o qualunque altro prodotto), invece di chiedermi se quel nuovo cellulare migliorerà la mia vita (la risposta, ovviamente, è “si certo, ci potrò fare un sacco di cose utilissime”) mi chiedo se l’ultimo cellulare che ho comprato ha migliorato la mia vita rispetto a quello precedente (la risposta è ovviamente molto diversa).
La stessa domanda potrei farmela, con risposte interessanti, relativamente a un nuovo lavoro (oggi sono più felice di qualche anno fa perché ho un lavoro in cui guadagno di più?), a un viaggio (oggi sono più felice di un anno fa perché quest’anno ho fatto questo viaggio?), a una nuova casa, etc.
Da quando applico questo processo ho ridotto di circa il 90% i miei acquisti.
Cosa puoi guadagnarci?
Prima di tutto la libertà, accettare e capire le reali cause della tua insoddisfazione ti consente di liberartene automaticamente.
Se proverai a rifiutarla ti accorgerai che in realtà la rafforzi e basta.
Dire “non devo desidera questa cosa perché è sbagliato” è il modo migliore per raddoppiarne il desidero.
Se invece provi ad accettare l’insoddisfazione, come qualcosa di naturale e normale, ti dai invece la possibilità di non subirla e di vedere oltre.
Vedere oltre significa riuscire ad apprezzare l’infinità fortuna che già hai, nell’essere vivo in questo momento, nel respirare, nell’avere la possibilità di nutrirti, nell’avere una casa, magari un cellulare ma sopra tutto ti consente di capire davvero cosa è importante e di riuscire ad apprezzarlo, come il sorriso di un amico o l’abbraccio della persona che ami.
Riuscire a sostituire, anche solo per un breve momento, il “se solo” che ti gira in testa con un “grazie” per la fortuna che hai, è una delle chiavi più importanti che ho personalmente ho trovato per essere felice.
Grazie per avermi seguito fin qui, e se in questo momento provi insoddisfazione ma applicando questa tecnica riesci a riconoscerla per quello che è e a superarla, raccontacelo nei commenti, sarà sicuramente molto utile per me e per tutti quelli che guarderanno questo video dopo di te.
A presto!
