MEDITARE SENZA PROBLEMI: 9 cose che devi sapere (e forse non sai) della meditazione

Hai sentito e letto che la meditazione fa bene.
Qualche amico, magari molto entusiasta, come me del resto, ti ha detto che gli ha cambiato la vita e che devi assolutamente provare anche tu.
Hai dato un’occhiata su internet e hai provato a capirci qualcosa ma hai letto e sentito tutto e il contrario di tutto.
A questo punto sei decisamente perplesso e forse ne sai meno di prima.


Posso solo dirti che hai ragione.
Per tre motivi principali, secondo me:
Il primo è col termine “meditazione” si intendono mille pratiche differenti, alcune molto diverse fra loro, con obiettivi diversi e legate a contesti completamente diversi.
Il secondo è di ragione storica, per cui la meditazione in occidente è stata a lungo associata a religioni o filosofie orientali, per cui ancora oggi è diffusa la convizione che meditare voglia dire abbracciare chissà quale religione, convizione trascendentale o esoterismo new age.
Il terzo è che va di moda e quindi un sacco di gente si sta inventando esperta e dice un sacco di cose inesatte.
Per questo voglio provare a fare un po’ di chiarezza, spiegando alcuni concetti che secondo me sono molto spesso fraintesi da chi sente parlare di mindfulness e meditazione per la prima volta.

Come ho detto quando si parla di meditazione si intendono mille pratiche di tipo diverso.
Personalmente ne ho provata qualcuna ma non mi sento di parlarne perché, appunto, non credo di saperne abbastanza, quindi voglio fare riferimento esclusivamente alla tecnica che conosco e che pratico da un po’ di anni.
Senza andare troppo nel dettaglio, si tratta della tecnica di meditazione di base nella mindfulness, basata sulla focalizzazione sul respiro e poi su tutte le parti del corpo (spesso chiamata body scan).
E’ la tecnica più comune e di base della meditazione vipassana ed è anche molto simile alla meditazione zen (con alcune differenze che non ritengo abbia senso qui approfondire).
Detto questo, vediamo insieme 9 concetti fondamentali che sono spesso fraintesi da chi non conosce la materia, cerca di capirci qualcosa e magari vuole iniziare a meditare.

  1. La meditazione non è una pratica religiosa o spirituale e non c’è nulla in cui credere.
    Sicuramente è parte di filosofie o “religioni” orientali, ma questo non implica che per meditare occorra abbracciare una religione, anzi.
    A parte il fatto che per quello che ne ho capito io, anche il buddismo, o almeno un certo tipo di buddismo, non ha assolutamente nulla di religioso, ma comunque meditare non vuol dire essere buddisti.
    Il concetto di mindfulness anzi è nato proprio in occidente negli anni settanta quando Jon Kabat Zin, medico e biologo statunitense, portò la pratica da una dimensione più filosofica e religiosa ad una completamente laica e scientifica, con l’obiettivo di offrire uno strumento per ridurre lo stress a aiutare a rilassarsi.
  2. L’obiettivo della meditazione non è zittire la mente.
    Questo è un punto fondamentale e probabilmente quello più frainteso, almeno all’inizio.
    Deriva dal fatto che una delle prima istruzioni che ci vengono date quando iniziamo a meditare è, quando ci distraiamo, di riportare la nostra attenzione sul focus della meditazione, normalmente il respiro.
    E poi ci viene anche detto che se insistiamo a riportare l’attenzione sul respiro, piano piano la mente si calma e i pensieri diventano sempre meno frequenti.
    Tutto questo è più o meno vero, ma il fatto che questo succeda e che il nostro compito sia di riportare l’attenzione sul respiro, in presenza di pensieri, non vuole assolutamente dire che non dobbiamo pensare, anzi, è proprio l’opposto.
    Meditare serve a imparare a vedere i pensieri per quello che sono, ovvero dei pensieri, senza farci trascinare e controllare da essi, come invece normalmente succede, e senza giudicarli o giudicare noi o la situazione solo perché stiamo pensando. Anzi, chi inizia a meditare scopre che più cerca di zittire la mente, più la mente si ribella e ne produce altri.
    Paradossalmente, se non avessimo pensieri sarebbe assolutamente inutile meditare.
  3. non esistono persone più o meno portate per la meditazione.
    Questo è un altro punto fondamentale e deriva direttamente dal punto precedente.
    Se avessi ricevuto un euro ogni volta che qualcuno mi ha detto “ho provato a meditare ma non fa proprio per me perché mi distraggo, mi annoio, non ci riesco, etc”, credo che adesso potrei anche non lavorare.
    Queste affermazioni derivano proprio dall’idea che meditare voglia dire saper zittire la mente e che ci voglia una qualche predisposizione per farlo.
    Ma dire “ci ho provato ma non riesco proprio” è un po’ come dire “ho provato a suonare il pianoforte ma non riesco” o “ho provato a correre la maratona ma non fa proprio per me”. Ma è ovvio che non so suonare il pianoforte se non ho mai imparato, è ovvio che non riesco a correre una maratona se non ho mai corso in vita mia ed è ovvio che abbia difficoltà a mantenere l’attenzione sul respiro se non l’ho mai fatto. Ma la meditazione, in sè, è semplicemente un allenamento. Allenarsi vuol dire proprio fare qualcosa che non riesco a fare, per migliorare gradualmente finché non riesco a farlo. Come dicevo prima, se non avessi pensieri nella mia mente, sarebbe inutile meditare. Così come sarebbe assolutamente inutile allenarmi a sollevare una pallina da tennis quando sono abituato a sollevare 50 chilli.
  4. non esiste una cattiva meditazione
    Questo è un chiarimento che spesso occorre fare quando qualcuno ha già fatto alcune prime esperienze di meditazione.
    Spesso succede che, superate le difficoltà iniziali e i primi tentativi, a un certo punto sembra che tutto sia più semplice e abbiamo la sensazione di aver imparato e di essere sulla strada giusta. Poi all’improvviso ci mettiamo a meditare e non funziona più nulla.
    Non riusciamo a mantenere l’attenzione, la nostra mente è un vortice di pensieri inarrestabili che ci trascinano da tutte le parti, oppure magari ci addormentiamo.
    A quel punto, cominciano i dubbi: “ma allora non ho imparato nulla, come è possibile che sia tornato al punto di partenza?”
    Pensiamo sia stata una cattiva meditazione, che qualcosa non vada, cerchiamo in tutti i modi di tornare a quello stato mentale che tanto ci piaceva quando pensavamo che stavamo meditando bene.
    E invece la cosa più importante che la meditazione ci insegna è di osservare noi stessi senza giudicare, senza pensare di dover cambiare qualcosa, accettare la realtà per quella che è.
    Per cui quella che ci è sembrata una cattiva meditazione invece è stata un’ottima meditazione.
    Anzi, è stata una meditazione, utile come tutte le altre, perché come non esiste una cattiva meditazione, non esiste neanche una buona meditazione.
    Come ho detto prima, l’obiettivo della meditazione non è calmare la mente, ma imparare ad osservarla, anche quando è agitata.
    Il fatto che poi la mente normalmente si calmi è una conseguenza, non lo scopo.
  5. La meditazione non è una tecnica di rilassamento.
    Come ho appena detto il fatto che la meditazione porti normalmente la mente a rilassarsi è una conseguenza, non l’obiettivo.
    Pensare alla meditazione come a uno strumento per rilassarci e ridurre lo stress è fortemente limitante.
    Certo, il rilassamento e la riduzione dello stress sono le conseguenze più visibili della pratica, ma non lo scopo per cui si medita.
    Lo scopo è liberarsi dal controllo della propria mente ed imparare ad osservare e vedere se stessi e la realtà al di fuori dei limiti dei nostri pensieri, ed agire di conseguenza.
    Il fatto che lo stress diminuisca è legato al fatto che lo stress è appunto generato dai nostri pensieri.
    Tra l’altro riduzione dello stress e rilassamento non sono le uniche conseguenze.
    Ad esempio è scientificamente provato che meditare aumenti la creatività, sviluppi la corteccia prefrontale del cervello riducendo allo stesso tempo attività, e dimensioni, dell’amigdala, migliori il livello di salute generale, riducendo la probabilità di ammalarsi, etc.
    Ma ripeto, queste sono tutte conseguenze, non il fine.
  6. la meditazione non è qualcosa che inizia e finisce sul cuscino di meditazione.
    Come ho detto, la pratica della meditazione formale, il tempo passato a meditare per intenderci, è un allenamento, non il fine.
    Così come lo studio e la ripetizione delle scale per un musicista o la ripetizione di un gesto atletico per uno sportivo non sono il fine della pratica, ma servono per imparare a suonare e ad affrontare una competizione.
    La pratica della meditazione serve ad allenarci ad affrontare la vita in maniera diversa, più libera, cosciente e felice.
    Per cui la pratica ha senso se provo ad applicare durante l’intera giornata, qualunque cosa faccia, quello che alleno e imparo sul cuscino di meditazione.
    Altrimenti è come imparare a fare le scale sul pianoforte ma non suonare mai nulla.
    L’obiettivo finale è quello di imparare ad essere mindful, presenti e liberi dal controllo della mente in ogni istante.
    La pratica formale, in cui non facciamo nient’altro e ci concentriamo al 100% sulla meditazione, è un allenamento fondamentale, senza il quale sarebbe praticamente impossibile imparare a modificare il nostro comportamento, ma rimane un allenamento.
  7. La meditazione non è una medicina da prendere quando qualcosa non va.
    Visto che la meditazione, come ho detto, è un allenamento, non ha molto senso praticare solo nel momento in cui mi accorgo di averne bisogno.
    Se è vero che a volte dà dei risultati immediati in termini di rilassamento e riduzione dello stress, è anche vero che spesso non succede e i cambiamenti più significativi si raggiungono nel medio/lungo periodo grazie a una pratica costante e quotidiana.
    E’ scientificamente provato ad esempio che basti un mese di pratica di 15 minuti al giorno per migliorare in maniera misurabile la creatività e i ridurre i livelli di stress, ma pensare di meditare solo quando ci sentiamo particolarmente stressati è inutile e spesso anzi dannoso, perché è facile rimanere delusi e pensare che la pratica non serva a nulla.
  8. meditare non è un modo per conoscere la realtà trascendentale e raggiungere stati di estasi, almeno per me.
    Su questo magari punto qualcuno potrebbe non essere d’accordo.
    Sicuramente una pratica molto intensa porta a stati mentali molto diversi da quelli ordinari e a esperienze uniche, ma l’interpretazione che se ne dà è tutt’altro che univoca.
    Dal mio personale punto di vista, non si tratta di nulla che non sia fisiologicamente spiegabile da una alterazione temporanea del funzionamento del cervello, ma non sono un neuroscienziato, né un teologo.
    Ad ogni modo, per quanto mi riguarda anche quelle esperienze sono una semplice conseguenza della pratica e sicuramente possono insegnare qualcosa, ma il consiglio più importante che mi sento di dare a chiunque è di evitare di focalizzarsi o preoccuparsi di queste cose, perché una delle difficoltà maggiori della meditazione è liberarsi dall’idea di cosa dovrebbe succedere durante la meditazione.
    Per questo normalmente i praticanti vengono sempre invitati a non raccontare la loro esperienza diretta, perché ognuno è diverso, anzi ogni meditazione è diversa, e raccontarlo a qualcuno può diventare per lui un grande ostacolo nella sua pratica.

Ultimo punto ma secondo me il più importante:
9. La mindfulness è uno strumento, non l’obiettivo.
La pratica serve a liberarci dal controllo della mente e ad imparare ad essere presenti e a vivere pienamente la realtà in ogni istante della nostra vita.
Ma questo per me non può e non deve essere il fine ultimo della pratica stessa.
La capacità di osservare senza giudicare e liberi dai nostri condizionamenti mentali è lo strumento che ci consente di vedere e capire la realtà, partendo dal vedere e capire la nostra mente e superandone i limiti.
Questo è il fine ultimo: osservare e capire la realtà, e vederne l’incredibile bellezza, ricevendone in dono una felicità incondizionata e infinita.

Spero di averti aiutato a fare un po’ di chiarezza e di aver toccato tutti i dubbi più comuni.

Se te ne vengono in mente altri però, per favore scriveteli nei commenti e sarà felice, se ci riesco, di chiarirli tutti.

Se vuoi invece qualche suggerimento su come iniziare a meditare, ti suggerisco di guardare questo post, in cui do qualche consiglio su come iniziare

Grazie per avermi ascoltato e a presto!

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Giorgio Luciani Meditazione

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