Happy The movie: 3 cose che secondo la scienza ci consentono di essere felici nella vita ogni giorno

Recentemente ho avuto modo di vedere il documentario “Happy, The Movie” noleggiabile in streaming direttamente sul sito del progetto , e l’ho trovato, bellissimo e rivelatorio.
Roko Belic, regista e coproduttore del documentario, esplora il tema della felicità partendo dall’intervista ad alcuni docenti e ricercatori in psicologia che da anni si occupano di studiare e capire dal punto di vista scientifico i fondamenti della felicità umana.
Il documentario si sviluppa come un viaggio intorno al mondo, traducendo la teoria in esempi di persone che ci raccontano come hanno imparato ad amare la vita ed essere felici pur attraverso le situazioni più diverse e in alcuni casi anche tragiche, o vivendo in condizioni economiche molto lontane da quelle che siamo abituati ad associare alla felicità.
Il film è toccante, profondo, sincero e obbliga secondo me ad una profonda riflessione.
L’aspetto del film che più ho apprezzato è che non offre una ricetta universale, ma ci mostra attraverso esempi concreti e molto diversi quali aspetti della nostra vita concorrono realmente alla nostra felicità, e quali no.
Provo a elencare i tre punti che più mi hanno e che credo tutti dovrebbero conoscere:
1. Stando alla scienza, il 50% della nostra felicità è legato al nostro patrimonio genetico (in pratica, per una buona metà la nostra felicità ci è imposta quando veniamo al mondo e non possiamo farci nulla),solo il 10% è dovuto alle circostanze in cui viviamo ( qundi status, soldi, carriera, oggetti che possediamo) e infine il 40% è dovuto alla nostra volontà e alle scelte che quotidianamente facciamo per essere felici.
2. A proposito delle condizioni esterne legate a soldi, carriera, status, un dato molto interessante: negli Stati Uniti, la differenza in qualità della vita e impatto sulla felicità tra chi percepisce uno stipendio di 10’000 dollari all’anno e chi percepisce uno stipendio di 50’000 dollari all’anno è importante. E’ però minima tra chi percepisce 50’000 dollari l’anno e chi ne percepisce dieci volte di più (500’000). In pratica, l’indipendenza e la tranquillità economica che consentono il soddisfacimento dei bisogni di base sono molto importanti, ma la ricchezza ulteriore è poco significativa.
3. Come detto, una buona metà della nostra felicità dipende invece da noi e da quello che scegliamo di fare ogni giorno: nella pratica, le attività che più influenzano il nostro livello di felicità sono: l’attività fisica, in particolare la capacità di viverla pienamente, in stato di flow, per usare un termine coniato nel 1975 dal Prof. Mihaly Csikszentmihalyi e ultimamente molto in voga fra gli psicologi dello sport; e in particolare l’attività aerobica, che spinge il nostro cervello a rilasciare dopamina; la vita all’aria aperta, immergendosi nella natura, la meditazione, che aiuta a sviluppare la capacità intrinseca di provare compassione, amore e rispetto e la capacità di apprezzare quanto già abbiamo, la vicinanza con i propri amici, la propria famiglia, la comunità, la generosità, ovvero il servizio e l’aiuto rivolto ad altre persone in difficoltà e la gentilezza verso gli altri.
La cosa che più mi ha affascinato è che in effetti nulla di quanto sopra mi è giunto nuovo. Ho osservato me stesso e la mia mente per anni, meditando e cercando di essere presente in ogni istante, e ho capito cosa mi rende davvero felice e cosa no.
Ho capito da tempo che allenarmi e meditare è fondamentale, so quanto mi faccia bene una passeggiata all’aperto e quanto mi renda felice una chiacchierata con un amico o con la mia famiglia; ho sperimentato quanto un atto di generosità gratuita e disinteressata mi scaldi il cuore.
Però vedere che la scienza conferma quanto ho scoperto essere valido per me stesso è stato veramente affascinante. E poi ricordo bene come la mia mente fino a qualche anno fa inseguisse continuamente tutt’altro: uno stipendio migliore, una casa più bella, un viaggio in posti mai visti, una macchina più bella, un nuovo cellulare e migliaia di altre promesse di grande felicità.
Allo stesso modo ho visto il mio cervello preoccuparsi costantemente per allontanare rischi e pericoli, per il mutuo da pagare, per un problema sul lavoro, per risultati non all’altezza delle mie aspettative. E così diventava facile rimandare una seduta di meditazione o un allenamento per lavorare un po’ di più, per risolvere un problema le cui conseguenze in quel momento mi sembravano tragiche o fondamentali per il mio benessere futuro.
Ed era ancora più facile sfogliare le offerte su qualche sito online per poter acquistare a buon prezzo un qualche gadget di cui improvvisamente mi sembrava di non poter più fare a meno.
O pensare che non potevo essere felice per via di qualche altra persona, o del mio lavoro, o del posto in cui vivevo, o delle condizioni in cui vivevo, o delle cose che non potevo fare, e che quando avrei risolto questo o quel problema, o quando questa o quella persona si sarebbero comportate diversamente, allora sarei stato felice.
La verità è che sono tutte illusioni e rendermene conto è stata la più grande fortuna della mia vita. E decidere di assumermi la totale responsabilità della mia felicità e del mio benessere è stato il regalo più bello che mi sia mai fatto.
Certo non è facile, è un lavoro continuo, quotidiano, fra alti e bassi; come qualunque allenamento, in fondo, si tratta di impegnarsi con costanza e pazienza.
Ma è un viaggio stupendo.

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Giorgio Luciani Meditazione

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